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Milano—L’intelligenza artificiale non è più soltanto un tema tecnologico, ma una leva strategica centrale per la competitività delle imprese a livello globale. Le aziende sono oggi pronte ad accelerare e raddoppiare gli investimenti in AI entro il 2026, confermando un cambio di paradigma ormai strutturale.

Secondo il BCG AI Radar 2026 , il terzo studio annuale di Boston Consulting Group (BCG) sullo stato globale dell’intelligenza artificiale, le imprese investiranno in media l’1,7% dei ricavi in AI nel corso dell’anno, più del doppio rispetto al 2025. Una crescita che non mostra segnali di rallentamento né ripensamenti: il 94% delle aziende continuerà a investire in AI anche in assenza di ritorni finanziari immediati nel breve periodo, riconoscendone il valore strategico di lungo termine.

Basata su un’indagine condotta su 2.360 top manager in 16 Paesi, tra cui 100 executive italiani e 640 CEO a livello globale, la ricerca mostra come l’AI stia rapidamente passando da iniziativa guidata dai CIO a priorità strategica presidiata direttamente dagli amministratori delegati. Il 72% dei CEO dichiara, infatti, di essere il principale decision maker sull’intelligenza artificiale, una quota più che raddoppiata rispetto allo scorso anno, un CEO su due (50%) afferma che la propria stabilità professionale dipende dalla capacità di trasformare l’AI in risultati concreti per il business.

«Nonostante le incertezze macroeconomiche, l’intelligenza artificiale è ormai una priorità non negoziabile per le imprese, come dimostra la crescita degli investimenti nella tecnologia», commenta Christoph Schweizer , CEO Globale di Boston Consulting Group. «Non è più un’innovazione confinata ai team IT o di innovazione ma sta ridisegnando strategia e operazioni dall’alto verso il basso, con i Ceo che assumono un ruolo guida».

In Europa cresce la fiducia nel valore strategico dell’Intelligenza Artificiale

In Europa, dove il 61% dei CEO si dichiara fiducioso nella capacità dell’Intelligenza Artificiale (AI) di generare valore per il business, la trasformazione è già in pieno corso. Rispetto ad altre aree geografiche come Asia e India, però, le imprese europee mostrano una maggiore attenzione alla gestione del rischio, alla sicurezza e alla compliance normativa, elementi che stanno influenzando il ritmo e le modalità di adozione dell’AI.

Le aziende europee, incluse quelle italiane, investono sempre più nell’AI non solo per evitare di perdere competitività, ma perché ne riconoscono il valore strategico nel ridisegnare i processi core, i modelli operativi e intere catene del valore. L’Intelligenza Artificiale diventa così un abilitatore chiave della trasformazione aziendale di lungo periodo.

AI agent: il nuovo motore di valore per le imprese

Uno dei principali driver di fiducia nell’AI è rappresentato dagli AI agent, sistemi intelligenti in grado di operare in modo sempre più autonomo lungo interi processi aziendali, dalla pianificazione all’esecuzione. Gli agenti AI stanno rapidamente passando da sperimentazioni isolate a componenti strutturali dei modelli operativi delle imprese.

A livello globale, il 90% dei CEO ritiene che gli AI agent consentiranno di ottenere ritorni economici misurabili già entro il 2026. Non sorprende quindi che oltre il 30% degli investimenti complessivi in Intelligenza Artificiale sia oggi destinato all’agentic AI, confermandone il ruolo centrale nella prossima fase di maturità dell’AI nelle organizzazioni.

Intelligenza artificiale: differenze geografiche, settoriali e nuovi modelli di leadership tra i CEO

La fiducia nell’Intelligenza Artificiale non è uniforme a livello geografico. Nei Paesi asiatici, in particolare in India e nell’area della Grande Cina, circa tre quarti dei CEO sono convinti che l’AI genererà valore per il business. La percentuale scende invece al 44% nel Regno Unito e al 52% negli Stati Uniti, evidenziando un approccio più prudente.

Nei mercati occidentali, una quota significativa di CEO riconosce che gli investimenti in AI sono spesso spinti anche dalla pressione competitiva e dal timore di restare indietro rispetto ai concorrenti, più che da una piena fiducia nel ritorno economico immediato.

Dal punto di vista settoriale, tutti i comparti prevedono un aumento degli investimenti in AI nel 2026. Le istituzioni finanziarie si attestano intorno al 2,0% dei ricavi, subito dopo le aziende tecnologiche, che raggiungono il 2,1%. All’estremo opposto, industria e real estate pianificano investimenti pari a circa lo 0,8% dei ricavi, ma anch’essi in crescita rispetto agli anni precedenti.

Dall’indagine emerge che, sebbene non esistano veri e propri “negazionisti” dell’intelligenza artificiale tra i CEO, i vertici aziendali non si muovono tutti allo stesso ritmo. Lo studio individua, infatti, tre profili distinti di leadership rispetto all’adozione dell’AI.

Tre tipologie di CEO di fronte alla trasformazione AI

La grande maggioranza, pari a circa il 70%, è composta dai Pragmatist: leader che guardano all’AI con interesse e fiducia, ma che scelgono di investire solo quando il valore atteso è chiaro e il rischio percepito contenuto. Solo il 15% circa dei CEO può essere definito Trailblazer: i pionieri che guidano la trasformazione AI end-to-end, puntando su investimenti decisi, forte accelerazione sulle competenze e una convinzione marcata sulla capacità dell’AI di generare ritorni misurabili. Un altro 15% dei CEO rientra nella categoria dei Follower: riconoscono il potenziale dell’intelligenza artificiale, ma non hanno ancora una convinzione piena e procedono con investimenti iniziali, prudenti e frammentati.

Le differenze tra questi gruppi sono particolarmente evidenti sul fronte delle persone: i CEO Trailblazer destinano in media il 60% del budget AI alla formazione e riqualificazione della forza lavoro, più del doppio rispetto ai Pragmatist (27%) e ai Follower (24%). Un dato che conferma come la creazione di competenze diffuse sia uno degli elementi chiave per trasformare l’adozione dell’AI in vantaggio competitivo duraturo.

Il gruppo dei pionieri si distingue anche per un approccio più maturo e deciso agli AI agent: oltre la metà degli investimenti AI previsti per il 2026 nelle aziende più avanzate nell’uso dello strumento è destinata agli agenti intelligenti e queste organizzazioni hanno una probabilità più che doppia rispetto ai Follower di implementarli end-to-end su un intero flusso operativo o processo di business.

Lo studio individua un set di priorità strategiche per i CEO chiamati a guidare la prossima fase della trasformazione guidata dall’AI: rendere l’intelligenza artificiale una priorità di leadership, approfondire la cultura e l’alfabetizzazione sulla tecnologia a livello individuale, investire su scala lungo l’intera catena del valore, riqualificare la forza lavoro per migliorare produttività, creatività e capacità di giudizio, infine, misurare in modo sistematico l’impatto dell’AI per garantire ritorni sostenibili nel tempo.

Per ulteriori informazioni

Alessia Esposito
Communication & Content Senior Manager

Rita Genuardi
Media Relations & Content Specialist
Tel: +39 3440173796

Informazioni su Boston Consulting Group

Boston Consulting Group (BCG), nata nel 1963, è oggi leader della consulenza strategica, con più di 90 uffici in 50 paesi e oltre 30.000 professionisti. BCG è al fianco dei clienti in diversi settori e geografie per identificare insieme le opportunità a maggior valore aggiunto, affrontare le sfide critiche e aiutarli nella trasformazione del business. Presente nel nostro Paese da oltre trent’anni, BCG Italia opera attraverso i due uffici di Milano e Roma ed è alla guida del Sistema East Mediterranean and Caspian.