Milano—Entro il 2045 in Europa si passerà da circa tre lavoratori per pensionato a meno di due e il tasso medio di sostituzione delle pensioni pubbliche nell'Unione Europea scenderà dal 45% al 41%. È il punto di partenza del nuovo studio Europe's Retirement Crisis Is an Opportunity for Insurers and Asset Managers, realizzato da Boston Consulting Group (BCG) attraverso una survey su oltre 6.000 persone in Francia, Germania, Italia e Spagna, integrata da 61 interviste individuali e quattro sessioni di gruppo.
I dati raccolti indicano che il problema non riguarda la propensione al risparmio, ma l'accesso alle informazioni. Tra i risparmiatori europei con un patrimonio finanziario e immobiliare inferiore ai 250 mila euro, l'80% non si considera preparato alla pensione, percentuale che in Italia si traduce in appena il 21% (il 2% molto preparate, il 19% abbastanza). Anche tra chi ha un capitale più consistente, quasi la metà condivide la stessa preoccupazione.
A pesare sulla scarsa consapevolezza è soprattutto la mancanza di conoscenza sull'offerta disponibile. Anche nel segmento di risparmiatori più promettente per i prodotti pensionistici privati, solo il 54% sa che queste soluzioni esistono e meno del 60% di chi lo sa possiede effettivamente un piano. Una volta informati delle caratteristiche dei prodotti, il quadro cambia: il 74% dei rispondenti esprime interesse e, in media, aumenterebbe di 10 punti percentuali la quota di risparmio destinata alla pensione.
“In Italia il tema è culturale ancor prima che finanziario, infatti, una volta che si spiegano le opzioni disponibili e si informano i diretti interessati, l'ammontare di denaro che questi sono pronti a destinare all'integrazione della pensione aumenta di dieci punti.” spiega Alessandra Catozzella, Managing Director e Partner di BCG. “Dobbiamo guardare a Paesi come il Regno Unito, dove la riforma del 2012 ha portato a un tasso di iscritti alla previdenza complementare dell’80% tra i lavoratori o all’Olanda che ha attivi previdenziali pari al 150% del Pil.”
Il divario tra interesse latente e attivazione effettiva emerge anche nei canali scelti per reperire informazioni. Due terzi dei rispondenti cercano informazioni sulla pensione in autonomia, attraverso ricerche online o intelligenza artificiale, mentre il 40% si rivolge a amici e familiari, preferendo questi canali rispetto a consulenti bancari, assicurativi o fiscali. Il fenomeno è più marcato tra gli under 35, la fascia che già oggi utilizza la GenAI per documentarsi sulla pensione più di quanto si rivolga a un consulente bancario. Tra chi si dichiara insoddisfatto delle interazioni con un advisor (il 12% del campione), la ragione più citata è la percezione di scarsa imparzialità, indicata dal 40% dei rispondenti, un valore nettamente superiore rispetto alla mancanza di chiarezza nelle spiegazioni o alla sensazione di non essere ascoltati.
In Italia la previdenza complementare vale oggi 243 miliardi di euro, suddivisi tra 99 miliardi di piani individuali e 144 miliardi di piani aziendali, con una crescita attesa fino al 2035 rispettivamente del 3,8% e del 2% annuo. Il contesto italiano non ha ancora visto una riforma strutturale paragonabile a quella francese o tedesca, ma la legge di bilancio 2026 introduce alcuni cambiamenti rilevanti: la finestra per l'opt-out dall'adesione automatica ai fondi pensione si riduce da sei mesi a sessanta giorni, il meccanismo si estende a chi cambia lavoro ed è già iscritto a un fondo e per la prima volta i contributi versati dal datore di lavoro diventano portabili. Un cambiamento che, secondo lo studio, potrebbe gradualmente aprire il mercato alla concorrenza tra asset manager e assicuratori su costi e performance.
Lo studio propone un percorso in quattro fasi per i fornitori di prodotti previdenziali, che consiste nel passare da semplici fornitori di prodotto a partner di fiducia lungo l'intero ciclo di vita del cliente. Questo significa avviare un dialogo con i clienti nei momenti chiave della loro vita, costruire un'offerta chiara sul rapporto tra costi e valore anche grazie all'intelligenza artificiale, accompagnare le persone nella fase di transizione alla pensione con strumenti di decumulo e consolidamento dei risparmi, nonché mantenere la relazione anche dopo il pensionamento, estendendola a servizi legati alla salute, alla casa e più in generale alla silver economy.
Il comparto previdenziale europeo si trova quindi in una fase in cui la domanda esiste già, ma resta in gran parte inascoltata. Il divario demografico continuerà ad allargarsi e la pressione sui sistemi pubblici crescerà di conseguenza, rendendo sempre più urgente per assicuratori e asset manager colmare quel vuoto di comunicazione che oggi separa i risparmiatori dalle soluzioni di cui avrebbero bisogno.
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Informazioni su Boston Consulting Group
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