Milano—Il mondo entra nel 2026 in bilico: sospeso tra frammentazione geopolitica e un’accelerazione tecnologica che ridefinisce equilibri economici e sociali. È la fotografia scattata dalla 21ª edizione del Global Risks Report pubblicato dal World Economic Forum in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG), che evidenzia come il 50% dei leader globali si attenda nei prossimi due anni uno scenario “turbolento” o “tempestoso”, quota che sale al 57% su un orizzonte di dieci anni. Solo l’1% degli intervistati si attende uno scenario “calm” in entrambe le prospettive temporali.
Il rapporto si fonda su interviste a oltre 1.300 leader globali (imprese, finanza, governi, istituzioni internazionali), raccolti attraverso la Global Risks Perception Survey. Il dato che colpisce di più riguarda l’assetto politico globale: il 68% dei leader ed esperti intervistati prevede che tra dieci anni il contesto internazionale sarà caratterizzato da un ordine multipolare o frammentato, nel quale potenze medie e grandi contenderanno e imporranno regole regionali, mentre solo il 6% immagina una rivitalizzazione dell’ordine multilaterale guidato dagli Stati Uniti.
Nel breve termine, il rischio globale numero uno per 2026 è il “confronto geoeconomico”, ovvero l’uso strategico di strumenti economici come sanzioni, dazi e screening degli investimenti per perseguire obiettivi geopolitici, indicato dal 18% dei rispondenti, seguito dal conflitto armato tra Stati al 14% (classifica in coda al comunicato). In un contesto già segnato da tensioni commerciali, sanzioni, controlli sugli investimenti e uso strategico delle catene di fornitura, la competizione economica si afferma come principale fattore di instabilità: non è più una conseguenza delle tensioni politiche, ma diventa un terreno di confronto.
Il contesto macrofinanziario amplifica infatti queste fragilità. Il debito globale ha raggiunto circa 251.000 miliardi di dollari, pari al 235% del PIL mondiale, e quasi il 45% del debito sovrano dei Paesi OCSE dovrà essere rifinanziato tra il 2025 e il 2027, in un contesto caratterizzato da tassi di interesse strutturalmente più elevati rispetto al decennio precedente. La combinazione di maggiori costi di servizio del debito e pressioni di spesa pubblica riduce i margini di manovra fiscale proprio mentre aumentano le esigenze di investimento in difesa, transizione energetica e infrastrutture.
Non sorprende quindi che nella graduatoria dei rischi globali salgano rapidamente anche la recessione economica e l’inflazione, rispettivamente all’11° e al 21° posto, entrambe in aumento di otto posizioni rispetto al 2025, mentre il rischio di scoppio di una bolla speculativa guadagna sette posizioni, attestandosi al 18° posto. Segnali che riflettono un sistema finanziario esposto a correzioni improvvise, soprattutto in presenza di shock geopolitici o di cambiamenti repentini delle aspettative sui tassi.
Sul fronte sociale, la polarizzazione è indicata come il terzo rischio più severo nel breve termine e la disuguaglianza viene identificata per il secondo anno consecutivo come il rischio più interconnesso, capace di alimentare dinamiche di instabilità in altri ambiti. Disinformazione e cyber insicurezza si collocano tra le principali minacce nel prossimo biennio, riflettendo l’impatto crescente delle tecnologie digitali sulla coesione sociale.
L’intelligenza artificiale rappresenta uno dei rischi in più rapida ascesa: le “conseguenze avverse dell’AI” passano dal trentesimo posto nella graduatoria a due anni al quinto posto su un orizzonte di dieci anni. La combinazione tra diffusione capillare dell’AI, trasformazioni del mercato del lavoro e uso militare delle tecnologie autonome apre scenari complessi, nei quali produttività e disoccupazione potrebbero crescere simultaneamente, ampliando le fratture sociali.
Sul lungo periodo l’ambiente resta il principale fronte di rischio sistemico. Eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità e cambiamenti critici dei sistemi terrestri occupano i primi posti nella classifica a dieci anni. Nonostante nel breve termine la priorità assegnata ai rischi ambientali sia in calo rispetto a quelli geopolitici ed economici, quasi tre quarti dei rispondenti esprimono una visione pessimistica sull’evoluzione dei rischi ambientali nel prossimo decennio.
Il report evidenzia inoltre come l’infrastruttura critica globale sia sempre più esposta, sia per l’intensificarsi degli eventi climatici sia per la crescente interdipendenza tra sistemi fisici e digitali. Interruzioni nelle catene di fornitura, attacchi cyber-fisici e tensioni geopolitiche potrebbero amplificare l’impatto di shock localizzati, trasformandoli in crisi sistemiche.
Il rapporto sottolinea, tuttavia, che il futuro non è predeterminato: la traiettoria dipenderà dalle decisioni che governi, imprese e società civile sapranno assumere oggi per rafforzare resilienza, fiducia e capacità di azione collettiva.
Per ulteriori informazioni
Alessia Esposito
Communication & Content Senior Manager
Rita Genuardi
Media Relations & Content Senior Specialist
Tel: +39 3440173796
Informazioni su Boston Consulting Group
Boston Consulting Group (BCG), nata nel 1963, è oggi leader della consulenza strategica, con più di 90 uffici in 50 paesi e oltre 30.000 professionisti. BCG è al fianco dei clienti in diversi settori e geografie per identificare insieme le opportunità a maggior valore aggiunto, affrontare le sfide critiche e aiutarli nella trasformazione del business. Presente nel nostro Paese da oltre trent’anni, BCG Italia opera attraverso i due uffici di Milano e Roma ed è alla guida del Sistema East Mediterranean and Caspian.